La patologia neoplastica della tiroide

Il cancro della tiroide è una neoplasia abbastanza diffusa. Rappresenta il 3-4% di tutti i tumori umani e colpisce soprattutto le donne tra i 40 e i 60 anni, essendo, in questa fascia di età, uno dei tumori più frequenti. Il numero di questi tumori è aumentato negli ultimi anni, anche grazie ai controlli ecografici che in precedenza non erano diffusi e che hanno portato a diagnosticare tumori in stadio iniziale e asintomatici.

Fra i fattori di rischio c’è la carenza di iodio che causa il gozzo (endemico nella nostra area geografica), spesso caratterizzato da numerosi noduli benigni della ghiandola che in alcuni casi può predisporre alla trasformazione maligna delle cellule.

Un altro fattore di rischio accertato è l’esposizione a radiazioni ionizzanti: il tumore della tiroide è più comune in persone che sono state trattate con radioterapia alla regione del collo oppure che sono state esposte a materiale radioattivo (si veda ad esempio i casi post esplosione delle bombe atomiche nella Seconda Guerra Mondiale, e post disastro di Černobyl).

Il segno più comune del tumore della tiroide è un nodulo isolato all’interno della ghiandola, che si evidenzia all’ecografia e che a volte si percepisce alla palpazione del collo in corrispondenza dell’organo.

Ovviamente non tutti i noduli tiroidei nascondono un cancro, nella grande maggioranza sono lesioni benigne, solo il 5-10 per cento dei noduli tiroidei può nascondere un tumore. In rari casi, generalmente i più aggressivi, il cancro può manifestarsi con una massa che cresce rapidamente e che coinvolge la tiroide ma anche i linfonodi latero-cervicali del collo. Questi ultimi possono essere spesso coinvolti anche nelle forme non gravi e devono essere ricercati e studiati. E’ utile ricordare che la funzione tiroidea non è quasi mai alterata dalla presenza dei noduli (benigni o maligni che siano), e spesso il paziente non ha alcun disturbo specifico.

L’esame più semplice e specifico per studiare la tiroide è l’ecografia, che permette di identificare la presenza di noduli, anche piccoli, i rapporti di questi  noduli con la ghiandola e i tessuti circostanti (inclusi i linfonodi) e le loro caratteristiche. Quando si evidenzia una lesione sospetta si può ricorrere all’agoaspirazione (fnab) con guida ecografica, che consente tramite un ago sottile, di aspirare alcune cellule del nodulo sospetto.  l’esame citologico delle cellule aspirate consentirà poi di stratificare il rischio di cancro.

La cura del tumore della tiroide è principalmente chirurgica. La chirurgia rappresenta infatti il trattamento di prima scelta anche se non l’unico trattamento. Si asporta normalmente tutta la ghiandola. Nondimeno un piccolo carcinoma papillare o follicolare della tiroide può essere curato con un intervento conservativo di emitirodectomia, cioè l’asportazione del solo lobo coinvolto, sopratutto se l’altro lobo risulta essere normale all’esame ecografico. I linfonodi coinvolti devono essere asportati.

Il nostro reparto di Chirurgia, diretto dal dr. Iarrobino, si occupa di patologia tiroidea con un ambulatorio dedicato di ago biopsia eco guidata (fnab) e un consolidato percorso chirurgico.

Nella settimana appena trascorsa è giunta alla nostra osservazione una giovane paziente affetta da cancro della tiroide con interessamento linfonodale. Si è posta l’indicazione chirurgica ad intervento di tiroidectomia e di linfadenectomia laterocervicale estesa. Per la complessità della procedura, legata all’alto numero di terminazioni nervose di questa regione anatomica (il nervo frenico, il nervo ipoglosso, i rami del plesso brachiale, i rami del plesso cervicale, il nervo vago, il ramo mandibolare del nervo facciale, il nervo laringeo superiore e quello inferiore), si  è utilizzato, per la prima volta nel nostro presidio ospedaliero, la tecnica del neuro monitoraggio continuo grazie alla collaborazione di Medtronic®  (che ha fornito il sistema NIM®  -Nerve Integrity Monitor-) e alla disponibilità e tutoraggio offerta dal dr. Stefano  Spiezia, (direttore del reparto di Chirurgia endocrina ed ecoguidata dell’Ospedale del Mare di Napoli ). L’intervento è stato condotto quindi con questa nuova tecnica che permette di osservare in tempo reale la funzionalità delle strutture nervose, aiuta a isolarle e quindi risparmiarle. Si è concluso nei tempi previsti, in assenza di complicanze e lesioni nervose.

Nella chirurgia tiroidea, così come in molti altri ambiti della chirurgia, la tecnologia amplifica il gesto chirurgico supportando l’accuratezza e l’esperienza del chirurgo che resta sempre imprescindibile protagonista.